Tortorici (ME), blitz della Polizia: 23 arresti clan dei Nebrodi

NELL’AMBITO DI UN’INDAGINE SULLE COSCHE MAFIOSE DEI NEBRODI LA POLIZIA DI STATO HA ARRESTATO 23 PERSONE, SETTE DELLE QUALI POSTE AI DOMICILIARI.

I provvedimenti – emessi dal Gip di Messina Salvatore Mastroeni, su richiesta dei sostituti procuratori della Dda di Messina, Vito Di Giorgio e Angelo Cavallo, e Fabrizio Monaco – sono scattati dopo l’attentato nei confronti del presidente del Parco dei Nebrodi Giuseppe Antoci, scampato a un agguato il 18 maggio scorso. Fra gli arrestati anche Antonio Foraci, ritenuto il boss emergente di Tortorici, in rapporto di affari con potenti famiglie di ‘ndrangheta calabrese. Le indagini dagli investigatori del Commissariato di Capo d’Orlando, coordinate dalla Dda di Messina, hanno colpito una cosca mafiosa dedita alle estorsioni, che avrebbe tra il settembre 2013 e il dicembre 2014 nella fascia tirrenica, e altre due organizzazioni criminali che avrebbero gestito il traffico ed lo spaccio di stupefacenti nella stessa zona.

In carcere sono finiti: Massimo Salvatore Rocchetta, 41 anni di Tortorici, Vincenzo Rosano, 48 anni di Adrano e Giuseppe Sinagra 40 anni di Sinagra, Giovanni Aspri, 50 anni di Messina, Gaetano Calogero Cambria Zurro, 28 anni di Capo d’Orlando, Vincenzo Corda, 33 anni di Palermo, Francesco Costanzo, 28 anni di Bronte, Rina Costanzo, 48 anni di Tortorici, Luca Destro Pastizzaro, 22 anni di Tortorici, Gianluca Favazzo, 40 anni di Tortorici, Sebastiano Favazzo 35 anni di Tortorici, Antonino Foraci, 52 anni di Tortorici, Cristian Foraci 27 anni di Tortorici, Roberto Galati Giordano 38 anni di Tortorici, Sebastiano Galati Rando, 34 anni di Maniace, Giovanni Montagno Bozzone, 51 anni di Torrenova.

Ai domiciliari invece: Carmelo Imbarrato, 25 anni di Adrano, Simone Ingrillì, 22 anni di Capo d’Orlando, Giuseppe Domenico Raneri, 20 anni di Sant’Agata Militello, Giuseppina Chiaia, 27 anni di Gravina di Catania, Giovanni Cutè, 52 anni di Messina, Andrea Favazzo, 21 anni di Tortorici, Carmelo Salvatore Florindo, 33 anni di Adrano.

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telejato.it


La Polizia “senza tregua” contro la mafia dei Nebrodi: 23 arresti

È scattata domenica, alle prime luci dell’alba, l’operazione “Senza Tregua” condotta dalla Polizia di Stato. Impegnati nell’operazione, gli agenti del Commissariato di P.S. di Capo d’Orlando e quelli della Squadra Mobile di Messina, che hanno dato esecuzione ad una ordinanza di misure cautelari, emessa dal dott.Salvatore Mastroeni, G.I.P. del Tribunale di Messina, la cui richiesta è provenuta dai Sostituti Procuratori della Direzione Distrettuale Antimafia di Messina nei confronti di 23 persone, di cui 16 sono state sottoposte alla custodia cautelare in carcere e 7 ristrette agli arresti domiciliari. All’esecuzione della vasta operazione di Polizia hanno collaborato i poliziotti delle Squadre Mobili di Palermo e di Catania, nonchè i colleghi dei Commissariati P.S. della Provincia di Messina e dei Reparti Prevenzione Crimine di Palermo e Catania.

L’operazione, che prende il nome dall’attività svolta dalla Polizia di Stato per fronteggiare appunto “senza tregua” ogni nuovo tentativo di riorganizzazione, è conseguenza naturale della precedente azione di Polizia, denominata “Rinascita”. Scopo, del dispiego di forze e di unità operative, stroncare tout court la rinascita dell’organizzazione mafiosa tortoriciana. L’indagine ha inizio con l’arresto, in flagranza di reato, eseguito dal personale del Commissariato di P.S. di Capo d’Orlando, durante un tentativo di estorsione nel centro paladino compiuto da quattro giovani tortoriciani nell’aprile 2013 ai danni di un nightclub.

A pochi giorni dal grave attentato al Presidente del Parco dei Nebrodi, ad essere colpiti sono il clan mafioso di Tortorici dei Bontempo Scavo operante, tra il settembre del 2013 ed il dicembre del 2014, nella fascia tirrenica della Provincia di Messina ed altre due associazioni per delinquerei, dedite al traffico ed allo spaccio di sostanze stupefacenti.

Viene, dunque, disposta la custodia cautelare in carcere per Giovanni Aspri, nato a Messina il 18 febbraio 1966; Gaetano Calogero Cambria Zurro, nato a Patti (ME) l’8 dicembre 1988; Corda Vincenzo, nato a Palermo il 17 giugno 1983; Costanzo Francesco, nato a Bronte(CT), il 12 giungo 1988; Rina Calogera Costanzo, nata a Sant’Agata di Militello (ME) il 27 gennaio 1968; Luca Destro Pastizzaro, nato a Bronte (CT) il 13 settembre 1994; Gianluca Favazzo, nato a Sant’Agata di Militello(ME), il 12 giugno 1976; Sebastiano Favazzo, detto “cinque dita”, nato a Sant’Agata di Militello il 23 settembre 1981; Antonio Foraci (detto “u calabrisi”), nato a Zafferana Etnea (CT), il 10 gennaio 1964, in atto sottoposto alla sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno per mafia; Cristian Foraci, nato a Sant’Agata di Militello (ME), il 2 settembre 1989; Roberto Galati Giordano (detto “pampuscia”), nato a Bronte (CT), il 6 luglio 1978; Sebastiano Galati Rando, nato a Bronte (CT), il 10 aprile 1982; Giovanni Montagno Bozzone, nato a Tortorici (ME) l’1 luglio 1965;  Salvatore Rocchetta Massimo, nato a Sant’Agata di Militello (ME), il 19 gennaio 1975, in atto sottoposto alla sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno per mafia; Vincenzo Sorano, nato ad Adrano (CT), il 16 novembre 1968, in atto detenuto; Giuseppe Sinagra, detto “Pippo finestra”, nato a Sinagra (ME), il 20 settembre 1976.

Sono, invece, stati sottoposti agli arresti domiciliari: Giuseppina Chiaia, nata a Sant’Agata Militello (ME), il 5 giugno 1991; Giovanni Cutè (nato a Messina, il 12 febbraio 1964), sottoposto alla sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno per mafia; Andrea Favazzo (nato a Messina, il 10 febbraio 1995); Carmelo Salvatore Florindo, nato in Germania, il 9 agosto 1983); Carmelo Imbarrato, nato a Biancavilla (CT), il 12 febbraio 1991; Simone Ingrillì, nato a Patti (ME), il 6 gennaio 1994; Giuseppe Domenico Raneri, nato a Patti (ME), il 16 luglio 1996.

Nel corso delle prime intercettazioni, emergeva che il nuovo boss di Tortorici, colui al quale bisognava fare riferimento, era Antonio Foraci, detto “U calabrisi”. I poliziotti di Capo d’Orlando, grazie anche alle intercettazioni telefoniche ed ambientali coordinate dalla DDA di Messina, nel corso di una complessa attività, hanno rilevato significativi elementi probatori a carico di alcuni soggetti tortoriciani, i quali si adoperavano in attività estorsive per conto del Clan Bontempo Scavo e si rendevano rei di spaccio di stupefacenti nel Centro oricense. È stata disvelata, peraltro, l’esistenza di una struttura mafiosa pienamente operativa nel territorio nebroideo, in collaborazione con la potente famiglia Nirta – Strangio della ‘ndrangheta calabrese.

Si era creata una struttura operativa sul territorio, facente capo ad Antonio Foraci, organico dei Bontempo Scavo, affiancato dalla moglie Calogera Rina Costanzo, dal figlio Cristian Foraci e dal sodale Giovanni Montagno Bozzone, già noto alle Forze dell’Ordine. L’organizzazione manteneva saldi i contatti con altri appartenenti alla medesima associazione mafiosa, tra questi Giuseppe Sinagra, detto “finestra” (in stato di libertà) e Massimo Salvatore Rocchetta (in stato di detenzione).

Si realizzavano estorsioni ai danni di commercianti ed imprenditori, con la forza intimidatrice del vincolo mafioso. I rapporti fattivi ed operativi tra il Foraci ed il Rocchetta (come, per esempio, l’investitura ricevuta dai giovani Bontempo Scavo) sono elementi univoci e concludenti, atti a delineare il ruolo associativo e la crescita del ruolo del Foraci, il quale, dopo la scarcerazione, diviene pedina fondamentale dell’associazione, un punto di riferimento operativo, anche all’esterno, tramite il figlio, in una struttura dedita al pizzo, all’approvvigionamento ed alla vendita di sostanze stupefacenti, con una serie di affiliati organici stabili.

Il Foraci venne intercettato nel mentre redigeva, con moglie e figlio (Cristian Foraci e Rina Costanzo), una missiva indirizzata al detenuto Massimo Rocchetta, al fine di trovare un canale sicuro di comunicazione con il carcere di Messina e far così pervenire i messaggi ad un detenuto, appartenente alla famiglia calabrese Nirta Strangio. Ne seguiva uno scambio di corrispondenza volto al compimento di un’attività estorsiva ai danni di una ditta di Sant’Agata di Militello attiva sia in Calabria che in Sicilia. In altre circostanze, invece, i due intrattenevano corrispondenza relativa ai canali di approvvigionamento di stupefacenti.

Era proprio Antonio Foraci a fornire precise istruzioni al figlio Cristian ed a Giovanni Bozzone raccomandando loro di fare presente agli estorti che era lui il soggetto cui fare riferimento per la raccolta dei soldi. I due costringevano le vittime a consegnare il denaro sotto la minaccia, anche implicita, derivante dalla propria appartenenza all’associazione mafiosa operante nel territorio di Tortorici, sottintendendo e comminando l’eventualità di attentati. Ed è proprio nel campo delle estorsioni che Cristian Foraci vuole dimostrare al padre il proprio spessore criminale. In un colloquio intercettato, il Cristian si vantava di aver costretto, durante la detenzione del padre, un commerciante a corrispondergli la somma di euro 1.000.

Dopo un rifiuto di pagamento, in una delle intercettazioni, si sente Antonio Foraci ordinare al figlio di recarsi nuovamente presso quell’attività commerciale e dargli un vero e proprio ultimatum. “Gli devi dire: fino a stasera ho tempo, poi non ne ho più”. Padre e figlio, poi, in una escalation estorsiva di matrice mafiosa, decidevano di prendere di mira l’autovettura della vittima, ove questa avesse manifestato ulteriore resistenza alle richieste di denaro, fino ad indurre il commerciante a consegnare la somma di denaro richiesta.

Sono state, inoltre, sequestrate consistenti quantità di sostanze stupefacenti, tra cui 140 grammi di cocaina e 600 grammi circa di marijuana. In particolare, 100 grammi di cocaina, venivano trovati in possesso di Antonio Montagno Bozzone, durante il trasporto a bordo di un bus di linea che, da Messina, va a Tortorici. Trenta grammi di cocaina venivano rinvenuti e sequestrati, debitamente occultati da Antonio, in un muro sito in prossimità della sua abitazione, 10 grammi di cocaina, invece, a Luca Destro Pastizzaro, che li trasportava insieme a Cristian Foraci, mentre i 400 grammi di marijuana venivano sequestrati durante la perquisizione effettuata a casa di Luca Destro Pastizzaro. Il rimanente veniva sottoposto sequestro al gruppo orlandino.

Emerse, peraltro, diverse progettazioni di rapine ai danni di commercianti localiche, per cause indipendenti dalla loro volontà, non sono state portate a compimento. Per i reati dell’associazione mafiosa e le estorsioni, sono sottoposti alla custodia cautelare in carcere Antonio Foraci, Cristian Foraci, Calogera Rina Costanzo, Giovanni Montagno Bozzone, Massimo Salvatore Rocchetta e Giuseppe Sinagra.

Per reati di traffico e di spaccio di sostanze stupefacenti, sono stati sottoposti ad arresto Giovanni Aspri, Francesco Costanzo, Rina Calogera Costanzo, Luca Destro Pastizzaro, Gianluca Favazzo, Sebastiano Favazzo, Antonio Foraci, Cristian Foraci, Roberto Galati Giordano, Sebastiano Galati Rando, Giovanni Montagno Bozzone, Vincenzo Rosano, che sono stati tutti sottoposti alla misura della custodia cautelare in carcere. Giovanni Cutè, Andrea Favazzo, Carmelo Salvatore Florindo e Carmelo Imbarrato sono stati, invece, si trovano agli arresti domiciliari.

Analogamente, la Polizia di Stato ha individuato e monitorato un’altra associazione finalizzata al traffico ed allo spaccio di sostanza stupefacente, operante nel centro di Capo d’Orlando, composta da Giuseppina Chiaia, Simone Ingrillì e Giuseppe Ranieri, questi ultimi sottoposti alla misura degli arresti domiciliari. A capo, vi era Gaetano Calogero Cambria Zurro, sottoposto alla misura della custodia cautelare in carcere.

Il gruppo si riforniva di stupefacenti, soprattutto attraverso Vincenzo Corda, palermitano dimorante a Sant’Agata di Militello (sottoposto in data odierna alla misura della custodia cautelare in carcere). Veniva, altresì, tratto in arresto, in flagranza di reato, Fabio Gilormello (di Bergamo), sorpreso mentre da Palermo trasportava a Capo d’Orlando, in treno, circa gr. 100 di marijuana.

L’approvvigionamento dello stupefacente avveniva seguendo diversi canali. In particolare, il gruppo tortoriciano prediligeva fornirsi a Messina da Giovanni Aspri e, ad Adrano, da Francesco Costanzo. Il gruppo orlandino, invece, si riforniva principalmente nel palermitano tramite Vincenzo Corda. I reati contestati vanno dall’associazione per delinquere di stampo mafioso, alle estorsioni aggravate dal metodo mafioso, all’associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti.

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Maria Salomone via messinamagazine.it


TORTORICI. Le persone che hanno ricevuto l’ordinanza di custodia cautelare in carcere nell’ambito di un’indagine sulle cosche mafiose dei Nebrodi sono: Massimo Salvatore Rocchetta, 41 anni di Tortorici, Vincenzo Rosano, 48 anni di Adrano e Giuseppe Sinagra 40 anni di Sinagra, Giovanni Aspri, 50 anni di Messina, Gaetano Calogero Cambria Zurro, 28 anni di Capo d’Orlando, Vincenzo Corda, 33 anni di Palermo, Francesco Costanzo, 28 anni di Bronte, Rina Costanzo, 48 anni di Tortorici, Luca Destro Pastizzaro, 22 anni di Tortorici, Gianluca Favazzo, 40 anni di Tortorici, Sebastiano Favazzo 35 anni di Tortorici, Antonino Foraci, 52 anni di Tortorici, Cristian Foraci 27 anni di Tortorici, Roberto Galati Giordano 38 anni di Tortorici, Sebastiano Galati Rando, 34 anni di Maniace, Giovanni Montagno Bozzone, 51 anni di Torrenova.

Ai domiciliari invece: Carmelo Imbarrato, 25 anni di Adrano, Simone Ingrillì, 22 anni di Capo d’Orlando, Giuseppe Domenico Raneri, 20 anni di Sant’Agata Militello, Giuseppina Chiaia, 27 anni di Gravina di Catania, Giovanni Cutè, 52 anni di Messina, Andrea Favazzo, 21 anni di Tortorici, Carmelo Salvatore Florindo, 33 anni di Adrano.

Vincenzo Rosano

Vincenzo Rosano

Carmelo Imbarrato

Carmelo Imbarrato

Carmelo Salvatore Florindo

Carmelo Salvatore Florindo

Resto foto —> messina.gds.it