Riceviamo e pubblichiamo la replica dell’Associazione di Architetti “Laboratorio Simeto” alle esternazioni del Dott. Massimo Liccardo in merito al progetto per la “nuova” via Roma (leggi). Nella speranza che, come spesso accade, il confronto porti a risultati che siano il più possibile condivisi, Vi invitiamo ancora una volta a votare il sondaggio (leggi) e Vi ricordiamo che il blog resta, come sempre, a disposizione per eventuali interventi.

Spett. redazione del blog Obiettivo Adrano,

Abbiamo avuto modo di conoscere ancora una volta, tramite il vostro Blog, il… pensiero del dott. Massimo Liccardo che ha voluto prodursi in una ulteriore “performance” sul progetto di Riqualificazione della via Roma, nel quale siamo parte in causa perchè consulenti e collaboratori.
Attraverso lo stesso mezzo vogliamo puntualizzare e precisare solo qualche passaggio della sua lettera.
Grazie per lo spazio che vorrete accordarci e, qualora voleste attivare un dibattito sul progetto in questione, cosa di cui siamo ben lieti, vi preghiamo di… “pretendere” argomentazioni documentate ed osservazioni pertinenti e costruttive per realizzare una forma di autentica “progettazione partecipata”.

Saluti,

l’Associazione Laboratorio Simeto

AD UNA LETTERA APERTA… PREFERIAMO UNA MENTE APERTA!

Avremmo con piacere fatto a meno di un ulteriore confronto con il dott. Massimo Liccardo, vista la violenza verbale (dovuta forse alla giovane età) e la sterilità delle sue posizioni già precedentemente espresse, ma, a denti stretti, proponiamo solo qualche rilievo ed alcune note di precisazione sulla lettera aperta con cui lo storico dell’arte adranita ha voluto esternare …”Urbi et Orbi”… il suo pensiero circa il progetto di Riqualificazione della via Roma.

Tutto l’intervento ci appare pervaso da un’acredine e da un tono ingiurioso ed apocalittico che denunciano, forse, frustrazione e, sicuramente, incapacità di apportare un benchè minimo contributo costruttivo e pertanto di “partecipare” al progetto.

Il “metodo” usato è il pregiudizio culturale su cui si fonda tutto il suo scritto, orientato quasi costantemente ed ossessivamente alla demolizione del progetto ed alla demonizzazione del moderno e della contemporaneità. Ciò mina alla base ed inficia la credibilità delle osservazioni, ammesso che ce ne siano di pertinenti.

Superficialità e pregiudizio ravvisiamo nella valutazione che lui fa di alcune scelte dei progettisti, di contro invece facciamo rilevare una sua colpevole ignoranza del progetto e dei presupposti culturali su cui esso si fonda; ciò risulta evidente da una sua affermazione che qui riportiamo: “… il Complesso Monastico di Santa Lucianon costituisce a mio parere nella sensibilità degli architetti neanche il ruolo di quinta architettonica …”.

Sarebbe bastato al Dott. Liccardo preoccuparsi di leggere la delibera, la relazione storica e la relazione tecnica a corredo del Progetto per risparmiarsi certe affermazioni ed una così grave defaillance che lo fa cadere ahimè nel ridicolo!!!
Infatti, se lui si fosse adeguatamente documentato, avrebbe saputo che fulcro e riferimento costante del progetto stilato è proprio il Monastero di S. Lucia che è, nel nostro pensiero e negli atti, vocato e perciò destinato, a diventare nel tempo il Polo della Cultura di Adrano attraverso un adeguato e puntuale programma di Restauro e Rifunzionalizzazione.
Questi sono i presupposti e le scelte che stanno alla base del progetto e che l’Amministrazione Comunale ha recepito e, con apposita delibera, si è impegnata a portare avanti in tempi differiti.

Quindi altro che “…un’inutile e vetusta architettura…”, come il nostro interlocutore afferma con l’intento, non sappiamo quanto in malafede, di addebitarci tanta insensibilità ed incompetenza professionale.

Inoltre ci colpisce e lascia basiti che proprio uno storico dell’arte mal sopporti l’idea che “…l’importante asse viario…” (così lui immagina e definisce i destini futuri dell’attuale via Roma)possa diventare un Museo di Arte Contemporanea all’aperto in cui “…i rapporti tra contenitore e contenuto…” siano di reciproco rispetto e permettano un confronto dialettico tra l’Arte e l’Architettura dell’Antichità e l’Arte Contemporanea, al di là di pregiudizi e presunte subalternità gerarchiche.

Anche sulla denominazione da dare al nuovo spazio urbano riqualificato, il Dott. Liccardo sente il bisogno di dire qualcosina, ma sembra fare un pò di confusione tra passato e futuro. Sembrerebbe, dal suo poco chiaro argomentare, che per rispetto alla storia occorrerebbe rinominare la via Roma “Viale Santa Lucia”. Ciò evidenzia ulteriormente un approccio storico-culturale alla questione, diciamo pure un po’ semplicistico se non atrofico… (rimasto fermo forse agli anni dell’adolescenza passati in seno all’Oratorio Santa Lucia?!)

Ci tocca ricordare qui allo storico Liccardo che la Contessa Adelasia d’Altavilla, a cui, su proposta di alcuni, si potrebbe dedicare il nome del nuovo spazio urbano riqualificato, non è personaggio estraneo nè tantomeno secondario alla fondazione, storia e vicende varie del Monastero.

Il nostro interlocutore con evidente…aria del continente…di Martogliana memoria, ci accusa di provincialismo.
Ma il suo appellarsi a Vittorio Sgarbi, nume e vate di certa cultura arrogante, volgarmente urlata, violenta ed ahimè tristemente televisiva, di cui il personaggio è abile maestro, denuncia, questo sì, un grave provincialismo culturale!
Quando poi ci addebita la chiamata in causa di Vittorio Sgarbi, a suo giudizio inopportuna, “…per la restituzione della “Pietra Urbica” rinvenuta nell’area archeologica della città siculo-greca del Mendolito…”, il dott. Liccardo con la sua, a questo punto, metodica superficialità fa ancora una volta confusione: la vicenda non riguarda noi e non ha mai avuto attinenza alcuna con il progetto di via Roma.

Un complimento involontario invece, il Liccardo lo fa al progetto, ai suoi estensori ed ai consulenti, laddove lo confronta e paragona ad un intervento realizzato in piazza Cadorna a Milano dall’Architetto Gae Aulenti, nome di indiscussa autorevolezza nel panorama dell’Architettura Italiana ed Europea.

A questo punto che altro dire?

Speriamo che il Dott. Liccardo Storico dell’Arte in Firenze sia appagato dallo spazio che il suo pensiero è riuscito ad ottenere e che ciò possa fugare, nel suo immaginario, i fantasmi del bavaglio e della censura e lo affranchi da una sindrome persecutoria e dal delirio di protagonismo che affliggono se non la sua mente sicuramente il suo scritto.
Avremmo sinceramente preferito che il nostro concittadino storico dell’arte avesse saputo cogliere e non sprecare l’occasione per “partecipare” agli sviluppi futuri del progetto che, siamo convinti, debba e possa essere discusso, migliorato o anche non condiviso, ma in termini, con toni e modalità culturali e civili certamente diversi e più consoni.

L’ Associazione di Architetti “ Laboratorio Simeto”
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