La famiglia Zarate ha riabbracciato i parenti adraniti!

Spesso sentiamo parlare di un impiego sfrenato di Internet, sottolineando la sua accezione negativa, evidenziando come abbia cambiato in maniera troppo repentina e radicale le nostre abitudini, di come sia la causa principale della tendenza a rendere “virtuali” i rapporti interpersonali, fino a sfociare nell’isolamento generalizzato che giornalmente si palesa ai nostri occhi.
Ma Internet non è solo questo: per noi di ObBiettivo Adrano è soprattutto un’opportunità di crescita, di condivisione del sapere, quanto più tempestiva possibile. Che cerca di essere sia un punto di riferimento per chiunque voglia documentarsi sui fatti che avvengono nel nostro territorio e, parimenti, che sia un’opportunità di confronto aperto.
Questa bellissima storia dovrebbe indurci a fermarci un attimo, a riflettere sul potenziale positivo che si può celare dietro l’uso di Internet, uno strumento che adoperiamo quotidianamente. Ricordiamoci che la Sicilia in generale, ed Adrano in particolare, sono sempre state terre da cui sono emigrate migliaia di persone per cercare fortuna altrove, spesso in posti molto lontani geograficamente, come il continente americano o quello australiano. Questo ha portato alcuni di loro a sradicarsi quasi completamente dalle loro origini, sbiadendo non solo i loro ricordi, ma anche la loro identità. Il fatto che, in qualsiasi momento, da ogni parte del mondo, chiunque possa mettersi in contatto col blog è un fattore importante, un’occasione per tutti quelli che hanno dovuto abbandonare Adrano, la loro terra nativa, anni fa e che, fino ad ora, pur volendoci provare, si sono ritrovati nell’impossibilità di ritrovare i loro parenti più prossimi.
L’esempio che ci ha fornito la famiglia Zarate dev’essere uno stimolo per tutti. Sono riusciti a riabbracciare dopo tanto tempo i propri parenti, dimostrando concretamente che Internet non è fatto per isolare, quanto invece per avvicinare chi, per cause di forza maggiore, è costretto alla lontananza. E noi tutti gli siamo grati perché ci hanno fatto comprendere, con la loro tenacia nel voler ritrovare i propri cari, come si possa, con piccoli gesti, mettersi al servizio della collettività. Senza la necessità di perdersi nei meandri dei massimi sistemi. Scusate se è poco… 
Emanuele Pulvirenti

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