Molte le leggi pronte, ma l’aula non le discute. Ogni provvedimento, conti alla mano, è costato 6 milioni di euro!

Avevamo, nei giorni scorsi, ospitato un comunicato stampa dell’On. Nino D’Asero che stigmatizzava il comportamento del governo regionale (leggi) il quale, “invece di pensare all’approvazione delle leggi economiche, continua a insistere sulla riforma elettorale che non sembra veramente urgente per il futuro dell’Isola, per il suo tessuto economico. E, mentre i fondi Ue continuano a rimanere nel cassetto, si avvicina a grandi passi la scadenza del 31 marzo: quella dell’esercizio provvisorio“.

A conferma di tale impasse, l’articolo di Repubblica, che denuncia: due leggine in sei mesi!
Centonovantasette giorni in cui Sala d’Ercole non ha fatto onore all’eroe greco cui è intitolata. Anzi. Le fatiche dei parlamentari regionali sono al minimo storico. Dal cinque agosto – data in cui l’Ars diede il via libera alle norme sulla cremazione, sullo smaltimento delle carcasse animali e sugli sportelli multifunzionali – il viaggio è stato lento e neppure tanto esaltante: c’è stato spazio, a fine dicembre, giusto per un atto tecnico (la legge sull’esercizio provvisorio sino al termine di marzo) e per le disposizioni sulla stabilizzazione del precariato, parzialmente impugnate dal commissario dello Stato. Eccoli, i numeri di una paralisi che ha ragioni politiche e conseguenze pratiche.

Ha, soprattutto i suoi costi: se si tiene conto solo delle indennità percepite nell’ultimo semestre dai deputati, si giunge alla conclusione che per ciascuna delle due leggi la collettività ha speso sei milioni di euro. Calcolo virtuale, certo. Però l’attuale fase di immobilismo ha pochi precedenti: l’unico, nella legislatura in corso, risale al 2009, quando in un arco di tempo inferiore (168 giorni, dal primo maggio al 13 ottobre) l’Ars approvò una sola legge.
L’Assemblea ricade, insomma, in uno stato di malattia ciclico. Che nel passato ha prodotto a volte manifestazioni di protesta eclatanti: come quella di Sebastiano Gurrieri, un deputato della Margherita che nel 2002 acquistò alcuni spazi pubblicitari sui giornali per denunciare che veniva pagato per non lavorare. O come quella di Elio Galvagno, oggi parlamentare del Pd, che nel 2007 annunciò di volersi incatenare per attirare l’attenzione dei media sulla paralisi del parlamento. Il torpore dei legislatori è aumentato nell’attuale legislatura, caratterizzata da un violento scontro fra il governatore Lombardo e l’asse fra ex Udc (oggi Pid) e Pdl. Baldo Gucciardi, deputato del Pd che in passato parlò di “colleghi in crisi depressiva” per l’impotenza legislativa, che neppure stipendi da 11 mila euro netti al mesi riuscivano a curare, oggi dice che il problema “è tutto politico”: “Le commissioni lavorano, ci sono leggi pronte per l’esame dell’aula che non vengono discusse”, afferma Gucciardi. E il nodo principale, in questo momento, è la legge elettorale per gli enti locali che introdurrebbe il doppio voto, separato e distinto, per sindaco e consigliere comunale. Il Pd chiede che venga messo in cima all’ordine del giorno, l’opposizione resiste. Gli altri provvedimenti – in primis la legge sulla trasparenza e la semplificazione amministrativa – restano in coda.
Antonello Cracolici, capogruppo dei democratici, accusa il presidente dell’Ars, Francesco Cascio, di non essere imparziale e fare invece il gioco del suo partito, il Pdl. Sono anche volate parole grosse fra i due. Cascio ha detto che l’altro “è in preda a un delirio di onnipotenza e ha perso un’occasione per tacere”. L’altro, Cracolici, ha risposto che “non si fa imbavagliare da nessuno”. Un siparietto che non rallegra il clima pesante che da settimane si respira a Palazzo dei Normanni: “Toni così esasperati non si erano mai registrati, nel dibattito politico siciliano”, dice proprio Cascio. “E i lavori d’aula – prosegue – inevitabilmente ne risentono”. A sentire Gucciardi la paralisi è figlia anche “di una cattiva predisposizione dell’aula nei confronti di un governo tecnico”.
Prossimo appuntamento martedì: una nuova conferenza dei capigruppo tenterà di dare un’accelerazione ai lavori. Quasi una defibrillazione per un malato che non risponde. Alla fine l’unico sussulto di questa stagione rischia di rimanere il voto sulla riduzione del numero dei parlamentari, in nessun’altra regione folto come in Sicilia. Ma l’Ars ha detto no alla dieta. Non proprio il migliore spot, per l’Assemblea delle belle statuine.

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