Biancavilla, Comune escluso dal decreto che assegna lo status di “sito a rischio ambientale”. Mentre per Gela, Priolo e Milazzo è stata riconosciuta dalla Regione Siciliana, sul piano normativo, la condizione di esposizione a pericoli da inquinamento, il centro etneo non figura in nessun articolo di legge. Eppure Biancavilla, finora, in ogni provvedimento di bonifica ambientale, è stata parte di quel quadrilatero di Comuni siciliani con alti tassi di mortalità tumorali. Anzi, mentre per Gela, Priolo e Milazzo, le cause sono industriali, per Biancavilla l’origine del rischio è di tipo naturale per la diffusione di minerali di fluoroedenite, assimilabili all’amianto.
Una aggravante. Non “certificata”, però, dal decreto, come denuncia il deputato regionale biancavillese del Pdl, Nino D’Asero.
Scelta politica? Svista? Sta di fatto che per la “dimenticanza” dell’assessorato al Territorio e Ambiente, il centro etneo rischia di essere tagliato fuori da canali di finanziamenti e da ulteriori iter di opere di bonifica.
Da qui l’intervento di D’Asero, affinché sia dato un rimedio all’esclusione del Comune etneo. Il deputato chiede al governatore Raffaele Lombardo e all’assessore regionale al territorio e ambiente, Gianmaria Sparma, che vengano prese “iniziative urgenti per la ripresa dell’attività di risanamento”.
D’Asero ha in programma anche un incontro con Stefania Prestigiacomo, ministro dell’Ambiente, coinvolto negli interventi di bonifica di Biancavilla.
“La fluoroedenite – spiega ancora D’Asero in un’interrogazione presentata – è un minerale che ha determinato, nel 2002, la perimetrazione dell’area biancavillese e la sua identificazione come sito di rilevo nazionale”.
Rispetto agli anni scorsi, bonifica e finanziamenti per il «caso Biancavilla» sembrano avere subito un forte rallentamento.
Intanto, il Distretto sanitario di Adrano continua a registrare decessi per mesotelioma pleurico (in oltre 20 anni, sono stati superati i 40 morti).
“A causa del lungo periodo di latenza del mesotelioma – fa presente infine D’Asero – c’è da attendersi ancora per molti anni un’alta incidenza di questa patologia. Ecco perché è necessario che si attivi in tempi quanto mai rapidi un sistema di sorveglianza dei nuovi casi con il coinvolgimento delle strutture sanitarie competenti per territorio”.

Vittorio Fiorenza sul quotidinao “La Sicilia

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