Tony Zermo su La Sicilia del 22/01/2009 chiarisce, per chi ancora avesse dei dubbi, le pesanti responsabilità degli ATO nell’attuale emergenza rifiuti.

Torna il dramma dei rifiuti ammucchiati ai bordi delle strade, della sensazione di sporcizia e di abbandono che deprime la gente, già stressata a Catania per le zone al buio, per i cani randagi, per le buche delle strade, autentiche trappole, a volte mortali. Il problema dei rifiuti è forse quello che avvilisce di più e che riguarda l’intera Isola. La Regione ha recepito sei anni addietro la legge nazionale sulla istituzione degli Ato: altrove funzionano, in Sicilia no. Altrove hanno utilizzato manager che hanno fatto un master specifico alla Bocconi, in Sicilia gli Ato sono stati usati come posti di sottopotere, per accontentare quel partito o quel portatore di voti all’insegna del più ottuso clientelismo, senza minimamente badare alle competenze.
In questa stessa pagina pubblichiamo la mappa degli Ato rifiuti. Sono 27 e le presidenze sono distribuite così: 9 al Pdl, 5 al Pd, 3 all’Udc, 2 all’Mpa, 2 ad An e uno alla Destra di Storace-Musumeci.
Nel conteggio mancano alcuni che non sono politicamente schierati, ma sono veramente pochi. Quasi tutti i presidenti degli Ato hanno i loro padrini politici. Il risultato è sotto gli occhi di tutti ed è una condizione inaccettabile per la vita e la salute dei cittadini e per una terra che vorrebbe fare turismo.
Intendiamoci, qualche Ato come Kalat di Caltagirone funziona abbastanza bene sotto la presidenza del medico Vittorio Digeronimo, ma si tratta di fiori nel deserto delle immondizie.
A Enna e provincia sono in pieno dramma, Palermo ha quartieri abbandonati, puliscono a macchia di leopardo «a seconda di chi abita nella zona». Anche nelle città e nei paesi dove non ci sono cumuli lungo le strade il servizio è approssimativo e gli spazzini non si vedono quasi mai, una specie in via di estinzione, né si è provveduto ad acquistare macchine spazzatrici che farebbero un migliore servizio.
Il punto dolente resta l’Ato Simeto 3 che comprende 18 Comuni etnei dove vivono circa 200 mila catanesi. Molti non pagano, la Serit quindi non dà i soldi all’Ato che non versa gli stipendi alle cooperative, le quali a loro volta entrano in sciopero. La Regione è spesso intervenuta con finanziamenti-tampone, ma, appena finiti i soldi, riprende lo sciopero. E’ un cane che si morde la coda.
Da quando otto mesi addietro Raffaele Lombardo, fondatore di Mpa, è stato eletto presidente della Regione si è discusso della necessaria riforma degli Ato, della loro riduzione, prima da 27 a 14 e poi da 27 a 9, e dell’affidamento della gestione degli Ato ai sindaci, come avveniva una volta.
Sappiamo che in commissione si sta lavorando per presentare un disegno di legge condiviso da portare in aula per il dibattimento a metà della prossima settimana. E ci sarà battaglia perché non tutti sono disposti a perdere quote di quel potere rappresentato dagli Ato. Insomma, siamo ancora alle parole. E con tutto il rispetto ci sembra che l’unica soluzione logica sia quella di affidare a ogni singola amministrazione comunale il servizio rifiuti del proprio territorio, con la Provincia a coordinare il conferimento nelle discariche. Dobbiamo cancellare questi carrozzoni, altrimenti non si cava il ragno dal buco.
Resta il grosso problema dei debiti accumulati dagli Ato, circa 600 milioni di euro e bisognerà cercare di capire come in così pochi anni questo debito sia cresciuto così vertiginosamente.
In Sicilia il servizio complessivo dei rifiuti nel 2007 è costato 400 milioni e 752 mila euro, ovvero 153 euro per tonnellata e 79,9 euro per abitante.
Nel 2003 il servizio era costato la metà, 200 milioni e 700 mila euro.
C’è stata una commissione parlamentare d’inchiesta della Regione che ha evidenziato «la scarsa trasparenza nell’assegnazione dei lavori, molto spesso affidati senza procedure di evidenza pubblica a cooperative (sovente costituite ad hoc, con assunzioni clientelari a volte di persone con precedenti penali) dalla scarsa affidabilità professionale». La stessa Procura della Repubblica di Enna ha aperto un’inchiesta su due binari: una per abuso d’ufficio a causa delle assunzioni facili, l’altra di tipo contabile che è stata trasmesso alla Corte dei conti. Gli indagati sono sette. Secondo quanto accertato dalla Digos e dalla Guardia di finanza 101 assunzioni facili avrebbero fatto saltare i conti dell’Ato di Enna che ha inviato ai cittadini bollette con aumenti del 400%.
Se Enna e i 18 Comuni catanesi dell’Ato 3 (tranne San Gregorio, Motta e Mascalucia, dove non ci sono scioperi perché i Comuni si sono impegnati ad anticipare le somme) rappresentano la punta del disagio, è tutta la Sicilia che deve risolvere il drammatico problema della spazzatura e della vivibilità complessiva del territorio.
Senza contare che ancora non si sa nulla dei 4 termovalorizzatori sui quali ci sono opinioni diverse. E allora torniamo alla nostra vecchia proposta: perché non si chiede un parere al Premio Nobel Rubbia?

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