Concluso il workshop internazionale promosso da Ordine e Fondazione Architetti di Catania. A breve il calcolo dei costi per rendere attuabili i progetti

CATANIA – Non serve costruire nulla per restituire al fiume Simeto e al paesaggio che lo circonda la sua maestosa bellezza naturale. Non occorrono nuove cubature di cemento, strade asfaltate o strutture complesse per far riemergere quella città “invisibile” che dall’oasi a Sud di Catania si estende fino a Bronte, passando per Misterbianco, Motta Sant’Anastasia, Paternò e Adrano, tutti paesi che fin dall’antichità “dialogavano” con il fiume. 
Il territorio del Simeto è già ricco di colori, odori, panorami, sentieri, a cui non è necessario aggiungere nulla, se non un filo conduttore architettonico che leghi tutto a una concreta visione d’insieme. Il territorio frammentato, come lo è adesso, perde tutto il suo decoro e la sua funzionalità: basti pensare alle zone in stato di degrado o a quelle ricettacolo di abusivismo. L’ambiente ricompattato nella sua vasta estensione e rivalorizzato attraverso gli elementi che esso stesso offre e con interventi “leggeri”, dona invece un nuovo potenziale agricolo e turistico.
Questo è l’insegnamento degli oltre sessanta giovani professionisti provenienti dalle maggiori Università italiane e da quella estone di Tallin, che hanno partecipato al workshop internazionale “SimetoLandscape”, alle Ciminiere di Catania, con la presentazione dei progetti dei sei gruppi di lavoro.

«La riqualificazione della città-fiume è un progetto ambizioso, anelato da troppo tempo quasi da apparire come un sogno – ha affermato Luigi Longhitano presidente dell’Ordine degli Architetti di Catania che, insieme alla sua Fondazione e in collaborazione con l’associazione culturale Officina 21, con il Coordinamento Giovani Architetti (Coga) e con altre associazioni territoriali, ha organizzato l’iniziativa – ma il lavoro di questi neo architetti e ingegneri merita di essere reso cantierabile e di non essere lasciato su carta, anche perché ha avuto il sostegno e l’approvazione di rinomati studi d’architettura e d’ingegneria, in Europa e nel mondo. L’esperienza “SimetoLandscape” quindi – ha continuato – proseguirà al ventesimo Salone dell’Edilizia del Mediterraneo (Saem), in ottobre, dove, grazie al programma Price, verrà calcolato il budget effettivo dei progetti. Si tratta del primo importante passo verso un concreto studio di fattibilità».

«L’obiettivo – ha aggiunto il presidente della Fondazione, Carlotta Reitano – era quello di rievocare il rapporto dimenticato e spesso negato tra le realtà urbane e il fiume che ne caratterizza il paesaggio. I gruppi di lavoro hanno declinato in modo diverso i singoli progetti, a seconda delle specificità dei luoghi interessati, eppure la validità delle idee si è manifestata proprio nelle sequenza di tutte le polarità territoriali».
Queste, in sintesi, le idee sviluppate per cambiare il volto del riverfront del Simeto:

Gruppo 1 Catania città
Secondo un rinnovato sistema di connessioni tra il mare e la città, il progetto propone un nuovo Parco del Faro con una torre panoramica quale punto privilegiato di osservazione e confine urbano. Il lungomare e la spiaggia trovano maggiore permeabilità grazie a un ripensamento degli stabilimenti balneari ed all’eliminazione di altre barriere fisiche e visive. Alcune preesistenze rurali vengono recuperate e trasformate in luoghi di ristoro, così come la riqualificazione di un parco agricolo caratterizzato da una mobilità lenta e controllata. Gli episodi di edilizia spontanea vengono ridisegnati invece con nuove dotazioni di servizi e spazi verdi.
Gruppo 2 Misterbianco/Motta
Definito “Acquamorfosi”, questo progetto tenta di ricucire «le linee dell’acqua ed il filo delle parole», ovvero una distanza di 15km tra due paesaggi, quello urbano e quello fluviale, attraverso il disegno di un parco tematico ed il recupero delle preesistenze rurali.

Gruppo 3 Paternò
Sulla collina di Paternò, tra la città e la campagna, si prevedono punti di avvistamento privilegiati sul paesaggio circostante e “ateliers-houses” per artisti. L’accessibilità fisica e visiva col Simeto viene recuperata attraverso una trama di percorsi del paesaggio rurale costellato da episodi di microarchitettura leggera.

Gruppo 4 Adrano
Si tratta di un progetto “a zero cubatura” per dare voce solo al paesaggio del fiume e traguardare dalla città al paesaggio fluviale con discrezione e leggerezza, attraverso un’architettura di spazi pubblici, luoghi di sosta e punti di avvistamento che si integrano col paesaggio naturale e con quello urbano. Il progetto tenta di riacquistare i segni del paesaggio agricolo e degli accessi al fiume, attraverso il recupero dei percorsi rurali esistenti e delle masserie che caratterizzano il paesaggio, prestando attenzione sia al sistema idrico sia al sistema di orti urbani.

Gruppo 5 Bronte

Il progetto lavora su due polarità principali: la vecchia segheria alla periferia di Bronte, che diviene porta d’accesso di un sistema città-parco fluviale, ed il castello di Maniace (ed il borgo), pensati con nuove funzioni turistico-culturali. Si è pensato quindi a percorsi di attraversamento da Bronte a Maniace che riprendono l’armatura degli antichi percorsi rurali e valorizzano alcune emergenze che testimoniano la storia di quei luoghi e le tracce dell’archeologia industriale. Il sistema è caratterizzato da architetture iconiche che ospiteranno funzioni turistico-ricettive, per il tempo libero e per lo spettacolo, tenendo in considerazione i piani di sviluppo in previsione per il territorio, quali per esempio i campi da golf.

Gruppo 6 Simeto

Si tratta di un progetto di area vasta per garantire la fruibilità del paesaggio del fiume Simeto, inteso come museo di se stesso. La strategia complessiva di intervento ha tenuto conto della molteplicità degli scenari ambientali, dello sviluppo dell’imprenditoria locale, del potenziamento della rete circumetnea. La proposta è quella di sviluppare finestre di paesaggio sulle diverse sezioni territoriali, con un approccio “light”, con un’architettura prevalentemente “a volume zero”.


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