Editoriale di Domenico Tempio sul quotidiano La Sicilia del 16/05/2010

Vita difficile per l’Italia. E la Sicilia non è da meno. Dopo le elezioni, che hanno determinato una vittoria schiacciante del centrodestra, si pensava a un periodo di tranquilla governabilità. Il centrosinistra aveva riconosciuto la sconfitta e stava per cominciare quella riorganizzazione mancata nelle due tornate elettorali, nazionale e regionale. Si è creato invece un groviglio politico-giudiziario che ci porta indietro nel tempo. Così se Roma piange, Palermo non ride. I verbali pubblicati, le accuse vere o false, costituiscono la cronaca inquietante di questi ultimi tempi.
Berlusconi ha un governo sforacchiato dai proiettili di piccoli e grandi scandali, Lombardo è avvolto da una impalpabile ombra di presunta collusione con la mafia. Nel caso siciliano c’è una magistratura che procede saggiamente con i piedi di piombo nonostante i falsi scoop che la davano divisa e pronta a colpire il governatore. Quest’ultimo, a dire il vero, si è lasciato andare a qualche dichiarazione di troppo, fornendo spazio ad accuse e controaccuse che non favoriscono il necessario chiarimento, soprattutto politico.
Conosciamo benissimo la vita a rischio del governo Lombardo costretto a cambiare maggioranza per una frattura ormai insanabile con il Pdl e l’Udc. Tutto ciò, nonostante i buoni propositi della Giunta regionale, sino ad ora ha ancor più ridotto la governabilità della Sicilia. L’unico obiettivo raggiunto, e di questo bisogna dare atto, è stata la riforma sanitaria che ha alleggerito il debito contratto nel passato.
Per quanto riguarda il governo nazionale il rischio di una crisi non è da meno. Fuori giustamente Scajola, ci potrebbero essere altri contraccolpi. Inoltre la stessa maggioranza, che ha già subito la frattura finiana, vive una instabilità difficile da governare. Nonostante l’ottimismo di Berlusconi e le sue intenzioni di eliminare le mele marce.
Con due governi azzoppati, Roma e Palermo, ci chiediamo come si possa uscire da una crisi economica diretta a toccare le tasche dei cittadini. Non è colpa di Berlusconi o di Lombardo, è la contingenza internazionale che porta questo vento di bufera. Però in una guerra al massacro di tutti contro tutti questo «vento» ci troverà impreparati e ci potrà spazzare via facilmente.
Per noi del Sud, per noi siciliani, già alle prese con antichi travagli, sarà un dramma. Altro che feste per l’Unità d’Italia. Non bastano per consolare chi, come noi, continua a credere in un Paese unito e solidale. Una fede che non vogliamo perdere.

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